Politica a scuola?

No, grazie!

 
 

Mai ho sentito qualcuno affermare il contrario,
quindi sembra proprio che siamo tutti d'accordo.

La Scuola è un luogo sacro anche da questo punto di vista.

Tutti i ragazzi in crescita (piace a molti chiamarli "uomini e donne del futuro") stanno formando la loro cultura, ma anche le loro coscienze e il loro giudizio.

Losco e vile sarebbe colui che, profittando di un'età così vulnerabile, tentasse di inquinare
la loro libera formazione dal pulpito della cattedra, introducendovi le proprie convinzioni
(probabilmente vecchie ed ammuffite)!

Molti pensano sia un problema d'altri tempi, quando, durante le dittature, i ragazzi erano costretti
ad imparare valori e verità anche falsi senza poterli discutere, mentre oggi c'è libertà di opinione
e possibilità di confronto.

Purtroppo non è così. È solo cambiato il metodo.

Oggi è molto diffuso un sistema solo apparentemente più corretto, ma al contrario molto più subdolo ed efficace, perché mascherato, come il furfante che si traveste da poliziotto per derubarvi:

dire la verità, ma solo una parte.

Ecco come funziona:


Prendiamo un fatto nei suoi elementi essenziali.

"Oggi Luigino non è andato a scuola perché era malato. Si era preparato per la verifica di Scienze".


Nascondendo una parte del vero, e senza dire il falso, possiamo manipolare il senso della frase, gettando con facilità Luigino nel fango della delegittimazione e del sospetto:

"Oggi Luigino non è andato a scuola. C'era la verifica di Scienze."

 

Un bel risultato... ma si può fare di più!

 

Basterà introdurre con noncuranza una piccola falsità, una parolina al posto giusto e... riusciremo a costruire un'intera falsa certezza, dove il nostro Luigino sarà condannato senza appello:

"Oggi Luigino non è andato a scuola perché c'era la verifica di Scienze".

D'accordo, ma cosa c'entra la scuola in tutto questo?


Nulla, se gli insegnanti fanno con onestà il proprio lavoro.

Un onesto insegnante di Arte potrebbe spiegare le modalità per leggere, fra gli altri, un quadro di Pablo Picasso ed anche uno di Salvador Dalì.
Potrebbe anche permettersi di affermare (io lo farei) che Dalì gli piace molto di più.

Un suo collega disonesto, invece, comincerebbe col definirsi "neutrale per dovere di imparzialità", poi spiegherebbe quanto sono belli i quadri di Picasso e quale artista impareggiabile egli fosse, ma "dimenticherebbe", distrattamente e casualmente, di dire almeno una parola su Dalì.
Oppure descriverebbe quest'ultimo come uno squilibrato, con i suoi assurdi orologi molli o le sue deliranti figure imprigionate dentro uova grondanti sangue. (clicca qui per vederli)

Ragionate ora sugli insegnanti che avete conosciuto, nel passato e nel presente:
nell'insegnamento di tutte le materie, e in particolar modo della Storia, quanti somigliano al primo, e quanti, invece... al secondo?

Ancora: per imparare ad essere "obiettivi" (!), nelle scuole si fa spesso la "lettura del quotidiano".
Qualunque scuola voi frequentiate o abbiate frequentato, cercate di ricordare se i quotidiani che avete letto erano "neutrali" (ammesso che esistano) o "politicamente orientati".
Se erano politicamente orientati, ricordate se sono stati usati insieme ad altri di segno opposto, oppure sono stati letti da soli, incontrastati proclamatori di verità assolute?

Infine, ma non ultimo: se la politica deve rimanere fuori dalle scuole com'è giusto che sia, in nessun luogo scolastico dovrebbero esistere comunicazioni politicamente orientate.
Eccezion fatta per le "bacheche sindacali", piccoli spazi giustamente dedicati alle rappresentanze di ogni colore a tutela dei lavoratori, tutto il resto dovrebbe essere libero da messaggi di qualunque tendenza politica e sindacale: per esempio le pareti e le porte delle Sale Insegnanti, le porte d'ingresso dell'edificio, i muri e tutte le altre bacheche.

... Nella vostra scuola, qualunque essa sia... è così?

 
 

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